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Saldo Imu 2020, versamento entro il 16 dicembre
Scade il 16 dicembre 2020 il termine per pagare il saldo Imu 2020. Nel 2020 è entrata in vigore la nuova Imu che accorpa anche la Tasi, per cui da quest’anno si semplificano gli adempimenti per Comuni e contribuenti. Bisogna comunque prestare attenzione alle regole per il calcolo dell’importo da pagare a saldo, dopo aver inquadrato la disciplina applicabile, che si pone in continuità con la vecchia Imu ma con alcune variabili.
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LA NUOVA IMU
Quest’anno non si dovrà più pagare la Tasi in quanto la legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge di Bilancio 2020) ha disposto l’unificazione dell’Imu e della Tasi (commi da 738 a 783), ponendo così fine all’irragionevole sovrapposizione dei due prelievi e semplificando quindi la vita a Comuni e contribuenti.
Il testo della nuova Imu raccoglie in un unico documento gran parte delle norme preesistenti, confermando presupposti impositivi e modalità di calcolo della vecchia Imu, ma con alcuni chiarimenti e con modifiche apparentemente innocue ma che di fatto cambiano lo scenario con notevoli ricadute operative.
LE DISPOSIZIONI CONFERMATE
Tra le disposizioni confermate dalla nuova Imu si segnala in primo luogo il presupposto dell’imposta, costituito dal «possesso di immobili» (comma 740), nonché i soggetti passivi della stessa individuati nei «possessori di immobili, intendendosi per tali il proprietario ovvero il titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie degli stessi» (comma 742).
Continuano a non essere assoggettate all’imposta le abitazioni principali e quelle assimilate (le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari, comprese quelle destinate a studenti universitari soci assegnatari anche in assenza di residenza anagrafica; i fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali; la casa familiare assegnata al genitore affidatario dei figli, a seguito di provvedimento del giudice; un solo immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, posseduto e non concesso in locazione dal personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate, alle Forze di polizia, al personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e al personale appartenente alla carriera prefettizia), restando invariata la definizione di abitazione principale e di pertinenze dell’abitazione principale: massimo un C/2, un C/6, un C/7, anche se iscritte in catasto unitamente all’unità ad uso abitativo (si vedano i commi 740 e 741).
Resta altresì invariata la riserva statale dello 0,76% per gli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D, ad eccezione degli immobili posseduti dai Comuni e che insistono sul rispettivo territorio, nonché la spettanza ai Comuni delle maggiori somme (imposta, sanzioni e interessi) derivanti dall’attività di accertamento di tali immobili (comma 744).
Anche la base imponibile per il calcolo dell’imposta resta invariata, costituita dal valore degli immobili che per i fabbricati è ottenuto applicando all’ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutate del 5%, gli appositi moltiplicatori.
Per i terreni agricoli non esenti il valore è costituito da quello ottenuto applicando all’ammontare del reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 25%, il moltiplicatore 135 (comma 746).
COEFFICIENTI MOLTIPLICATORI
CATEGORIA IMMOBILE
COEFFICIENTE
Categorie A (escluso A/10), C/2, C/6 e C/7 (abitazioni e pertinenze)
160
Categorie B (caserme, comunità, edifici pubblici), C/3, C/4 e C/5 (laboratori artigianali)
140
Categorie A/10 e D/5 (uffici e istituti finanziari)
80
Categoria D (edifici industriali e commerciali) escluso D/5
65
Categoria C/1 (negozi)
55
Categoria E (immobili a destinazione particolare)
Esenti
Terreni agricoli posseduti e condotti da coltivatori diretti e da imprenditori agricoli professionali
Esenti
Tutti gli altri terreni agricoli
135
Per le aree edificabili il valore è costituito da quello venale in comune commercio al 1° gennaio dell’anno di imposizione, «o a far data dall’adozione degli strumenti urbanistici», avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all’indice di edificabilità, alla destinazione d’uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche (comma 746). Infine, per i fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, fino al momento della richiesta dell’attribuzione della rendita, il valore è determinato, alla data di inizio di ciascun anno solare ovvero, se successiva, alla data di acquisizione, applicando gli appositi coefficienti aggiornati annualmente con decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze (comma 746).
Resta invariato anche il sistema di pagamento dell’imposta in due rate, scadenti la prima il 16 giugno e la seconda il 16 dicembre, sul quale i Comuni non hanno alcuna possibilità di intervento considerata la deroga all’articolo 52 del Dlgs 446/1997 prevista dalla norma (comma 762). Il versamento continuerà ad essere effettuato a mezzo F24, ma con l’estensione alla piattaforma PagoPA a seguito di adozione di apposito decreto attuativo (comma 765).
Per il 2020 la prima rata è pari alla metà di quanto versato a titolo di Imu e Tasi per l’anno 2019, mentre a regime il versamento della prima rata sarà pari all’imposta «dovuta per il primo semestre applicando l’aliquota e la detrazione dei dodici mesi dell’anno precedente» e il saldo a conguaglio sulla base delle aliquote risultanti dall’apposito prospetto pubblicato sul sito del Dipartimento delle Finanze alla data del 28 ottobre. Cambia quindi il meccanismo di calcolo dell’acconto: prima era pari alla metà dell’imposta dovuta per l’anno (articolo 9, comma 3, Dlgs 23/2011: «imposta dovuta per l’anno in corso»), per cui in caso di acquisto di immobile il 10 aprile 2019, l’acconto si calcolava nella misura del 50% di 9/12 (dal 2020, si calcola invece in 3/12). Per gli enti non commerciali resta il sistema di versamento su tre rate.
Nel complesso resta sostanzialmente invariato il regime delle agevolazioni (con l’eccezione dell’esonero per gli immobili dei pensionati Aire, non più previsto), con la riduzione del 50% per le unità immobiliari concesse in comodato, per i fabbricati di interesse storico o artistico e per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili (comma 747). Confermata anche la riduzione al 75% per le abitazioni locate a canone concordato (comma 760).
Per quanto riguarda le esenzioni, non pagano l’imposta i terreni agricoli: a) posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, iscritti alla previdenza agricola, indipendentemente dalla loro ubicazione, «comprese le società agricole» (recependo la disposizione contenuta nell’articolo 16-ter del Dl 34/2019); b) ubicati nei Comuni delle isole minori; c) a immutabile destinazione agro-silvopastorale a proprietà collettiva indivisibile e inusucapibile; d) ricadenti in aree montane o di collina delimitate, sulla base dei criteri individuati dalla circolare n. 9 del 14 giugno 1993 (comma 758).
Sostanzialmente ricognitiva anche la norma relativa all’esonero degli immobili pubblici adibiti ad attività istituzionali, ai fabbricati delle categorie catastali da E/1 a E/9, ai fabbricati con destinazione ad usi culturali, ai fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto, ai fabbricati di proprietà della Santa Sede, ai fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali, agli immobili posseduti e utilizzati dai enti non profit ed ecclesiastici per scopi non commerciali (comma 759).
DISPOSIZIONI CONFERMATE RISPETTO ALLA VECCHIA IMU
Presupposti soggettivi
Proprietari o titolari di diritti reali
Presupposti oggettivi
Immobili (fabbricati, aree edificabili, terreni agricoli)
Abitazioni principali e assimilate
Non imponibili
Concetto di pertinenza
Massimo un C/2, un C/6, un C/7
Riserva statale
Aliquota 0,76% sugli immobili di categoria D
Calcolo della base imponibile
Valore immobili: catastale, venale, contabile
Sistema di pagamento
2 rate (acconto il 16 giugno, saldo il 16 dicembre ) con F24
(cambia il meccanismo di calcolo dell’acconto)
Regime delle agevolazioni
Riduzione 50% comodati, storico/artistici e inagibili; riduzione 25% canone concordato; esenzioni (ma senza gli Aire)
LE DISPOSIZIONI MODIFICATE
Non mancano, nel testo della nuova Imu, alcune modifiche o integrazioni che a prima vista potrebbero sembrare prive di rilevanza ma che in realtà finiscono per cambiare lo scenario con notevoli ricadute operative.
Tra queste si segnala la nuova definizione di fabbricato (comma 741), quale unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano «con attribuzione di rendita catastale: inciso che finisce per neutralizzare l’orientamento della Cassazione affermatosi sugli immobili collabenti (F2), perché la mancanza della rendita catastale non consente più di ritenere questi immobili «fabbricati». Si ricorda che la Cassazione (sentenze n. 17815/2017, n. 23801/2017, n. 25774/2017, n. 7653/2018, ecc.) ha affermato che i fabbricati diroccati, iscritti nella categoria catastale F2, non sono soggetti all’Ici-Imu per azzeramento della base imponibile stante la mancata attribuzione della rendita e l’incapacità per tali fabbricati di produrre ordinariamente un reddito proprio.
Ora alla luce della modifica normativa la nuova Imu sarà applicabile anche ai fabbricati collabenti, considerando come base imponibile l’area fabbricabile sottostante.
Sempre in tema di fabbricato, si considera inoltre parte integrante dello stesso anche l’area occupata dalla costruzione e quella che ne costituisce pertinenza «esclusivamente ai fini urbanistici, purché accatastata unitariamente» (comma 741). In base all’articolo 2, lettera b) del Dlgs 504/1992 (richiamato dall’articolo 13, comma 2, del Dl 201/2011) si considera parte integrante del fabbricato l’area occupata dalla costruzione e quella che ne costituisce pertinenza. Al riguardo la giurisprudenza ha escluso l’autonoma tassabilità delle aree pertinenziali, fondando l’attribuzione della qualità di pertinenza sul criterio fattuale e cioè sulla destinazione effettiva e concreta della cosa al servizio od ornamento di un’altra, secondo la definizione contenuta nell’articolo 817 c.c. Si tratta di un filone giurisprudenziale inaugurato nel 2009 dalla Cassazione in base al quale l’area è pertinenziale ai fini Ici solo se indicata nella dichiarazione, ritenendo in sostanza prevalente il requisito della pertinenzialità su quello della edificabilità (Cass. n. 20955/2019, n. 2901/2017, n. 27098/2016, ecc.). La vecchia normativa non prevedeva che la particella catastale del terreno coincidesse con quella del fabbricato, circostanza che invece ora la norma prevede espressamente. Pertanto, per escludere l’autonoma tassabilità delle aree pertinenziali è ora necessario che la particella catastale del terreno coincida con quella del fabbricato, circostanza che invece la disciplina sull’Imu non prevedeva espressamente.
Un’altra novità di rilievo è quella secondo cui «in presenza di più soggetti passivi con riferimento ad un medesimo immobile ognuno è titolare di un’autonoma obbligazione tributaria e nell’applicazione dell’imposta si tiene conto degli elementi soggettivi ed oggettivi riferiti ad ogni singola quota di possesso, anche nei casi di applicazione delle esenzioni o agevolazioni» (comma 743). La precisazione ha riflessi sulle aree edificabili in comproprietà, possedute da diversi soggetti di cui solo uno ha la qualifica di coltivatore diretto o Iap. Secondo la Cassazione (sentenza n. 15566/2010 ed altre, tra cui Cass. n. 23591/2019) un’area utilizzata come terreno agricolo ha carattere oggettivo e, come tale, si estende a ciascuno dei comproprietari, conclusione che si presterebbe a facili elusioni della normativa. Ora la disciplina della nuova Imu neutralizza l’orientamento della Cassazione e non consente più di estendere il trattamento di favore ad altri soggetti.
Tra le altre modifiche si segnala la disposizione contenuta nel comma 745 secondo cui «Le variazioni di rendita catastale intervenute in corso d’anno, a seguito di interventi edilizi sul fabbricato, producono effetti dalla data di ultimazione dei lavori, o, se antecedente, dalla data di utilizzo». L’inciso «a seguito di interventi edilizi sul fabbricato» neutralizza l’orientamento di Cassazione secondo cui le variazioni catastali hanno efficacia dall’anno successivo a quello nel corso del quale sono state annotate negli atti catastali, anche quando ci si avvale della procedura Docfa (cfr. Cass. n. 9238/2019).
Si segnalano inoltre le seguenti modifiche: la possibilità di azzerare le aliquote, il ripristino del termine del 30 giugno successivo per la presentazione della dichiarazione, l’espressa attribuzione al funzionario responsabile della rappresentanza in giudizio.
I CASI PARTICOLARI
Tra i casi particolari si segnala il fenomeno delle doppie abitazioni dei coniugi situate in Comuni diversi. La riforma riproduce la norma dell’Imu che prevede solo il caso in cui il nucleo familiare sia residente in immobili diversi nello stesso Comune, esonerando solo una delle due abitazioni, ma nulla dice in ordine alle doppie case situate in Comuni diversi. Si tratta di un fenomeno particolarmente diffuso in Comuni turistici, in molti casi dettato da una mera convenienza e senza alcuna valida giustificazione (motivi di lavoro o separazione), con evidenti finalità elusive. Ebbene, la Cassazione ha più volte escluso l’applicabilità dell’agevolazione in caso di mancata convivenza dell’intero nucleo familiare, anche relativamente all’Imu, con le sentenze n. 4166 e 4170 del 19 febbraio 2020, che hanno chiuso definitivamente la questione relativa alla spettanza o meno dell’agevolazione in caso di mancata coabitazione dei coniugi. Un’ulteriore conferma dell’indirizzo di legittimità in materia di Imu si ha con la recente pronuncia n. 20130 del 24 settembre 2020 con la quale la Cassazione ha ribadito che non spetta alcuna agevolazione nel caso in cui i coniugi risiedano in Comuni diversi, dando così rilievo alla presenza dell’intero nucleo familiare nella casa adibita ad abitazione principale.
Per quanto riguarda invece gli immobili concessi in locazione finanziaria (comma 743), viene riproposta la stessa norma prevista per l’Imu, lasciando apparentemente irrisolta la questione relativa all’individuazione della soggettività in caso di risoluzione del contratto per morosità senza riconsegna dell’immobile. A ben vedere, però, la mancata precisazione sulla durata del contratto di locazione finanziaria, invece prevista per la Tasi dal comma 672 della legge 147/2013, fa cadere l’interpretazione fornita dalla Cassazione con la sentenza n. 19166/2019 (rimasta peraltro isolata) che fa leva proprio sulla disciplina della Tasi. Pertanto deve ritenersi applicabile l’orientamento favorevole ai Comuni secondo cui la società di leasing è tenuta a pagare l’imposta anche se non ha ancora acquisito la materiale disponibilità dell’immobile per mancata riconsegna da parte dell’utilizzatore (Cass. n. 13793/2019, n. 25249/2019, n. 29973/2019, n. 34243/2019, n. 6664/2020, n. 7227/2020, n. 8957/2020, n. 14906/2020, n. 21612/2020, n. 22123/2020).
Apparentemente irrisolta anche la questione relativa agli alloggi assegnati dagli Iacp o dagli enti di edilizia residenziale comunque denominati (Ater, Aler, Arca, Acer, ecc.), per i quali anche la nuova Imu prevede l’applicazione della detrazione di 200 euro (comma 749). Tali enti ritengono invece applicabile la fattispecie di esonero prevista per gli alloggi sociali, che la nuova Imu fa rientrare tra le fattispecie assimilate ma solo se «adibiti ad abitazione principale». Per questi enti, essendo disciplinato un trattamento specifico (detrazione di 200 euro), non sarà possibile usufruire dell’esonero previsto per gli alloggi sociali. Invero, pur volendo considerare gli alloggi degli ex Iacp alla stregua degli alloggi sociali, la previsione di cui al comma 749 della legge di Bilancio 2020 non troverebbe mai applicazione. In sostanza si finirebbe per svuotare di contenuto la norma dei 200 euro, che non avrebbe alcun senso né alcuna concreta applicazione.
Si complica invece l’assetto per i coniugi separati considerato che la nuova Imu assimila all’abitazione principale «la casa familiare assegnata al genitore affidatario dei figli, a seguito di provvedimento del giudice che costituisce altresì ai soli fini dell’applicazione dell’imposta, il diritto di abitazione in capo al genitore affidatario stesso» (comma 741). Con la conseguenza che solo in caso di affidamento dei figli opera la soggettività passiva dell’assegnatario, equiparato al titolare del diritto di abitazione, per cui se non ci sono figli si applicano le regole ordinarie.
LE ESENZIONI INTRODOTTE DALLA NORMATIVA EMERGENZIALE COVID-19
L’anno 2020 è stato inoltre caratterizzato dall’emergenza sanitaria da Covid-19, tuttora in corso, per cui il legislatore ha ritenuto opportuno intervenire a sostegno delle attività economiche interessate dalle restrizioni, prevedendo l’esonero dalla prima rata Imu 2020 per il settore del turismo e dello spettacolo, poi esteso alla seconda rata Imu 2020 anche ad altre attività.
Al riguardo si segnala in primo luogo l’articolo 177 del Dl 34/2020 (decreto Rilancio), che esonera dal versamento della prima rata Imu 2020, sia per la quota statale che per quella spettante ai Comuni, le seguenti categorie di immobili:
· immobili adibiti a stabilimenti balneari (marittimi, lacuali, fluviali) nonché immobili degli stabilimenti termali;
· immobili rientranti nella categoria D/2 (alberghi e pensioni) a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate;
· immobili di agriturismo, villaggi turistici, ostelli della gioventù, campeggi, colonie (marine e montane), rifugi di montagna, affittacamere, bed & breakfast, residence, appartamenti/case vacanze a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate.
La disposizione agevolativa fa esplicito riferimento ai proprietari degli immobili, non considerando che la soggettività passiva dell’Imu riguarda i possessori, cioè una platea più ampia di soggetti costituiti dal proprietario ovvero dal titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie (comma 743, legge 160/2019). Ciò comporta che il beneficio si applichi solo ad una parte dei possessori (i proprietari) escludendo tutti gli altri.
In sede di conversione in legge (legge 77/2020) l’esonero della prima rata Imu 2020 è stato esteso agli immobili rientranti nella categoria catastale D in uso da parte di imprese esercenti attività di allestimenti di strutture espositive nell’ambito di eventi fieristici o manifestazioni.
Con l’articolo 78 del Dl 104/2020 (decreto Agosto) è stato disposto l’esonero dal pagamento della seconda rata Imu 2020 per alcune categorie di immobili, quali gli stabilimenti balneari marittimi, lacuali e fluviali, gli stabilimenti termali, alberghi, pensioni e immobili destinati alle attività turistiche, a condizione che i relativi proprietari siano anche gestori delle attività ivi esercitate. La norma riconosce la stessa agevolazione anche per gli immobili utilizzati per eventi fieristici o manifestazioni, nonché per quelli destinati a spettacoli cinematografici e teatrali e a discoteche e sale da ballo (per questi ultimi si ricorda che non era previsto l’esonero della prima rata 2020). Altra novità prevista dall’articolo 78 del Dl 104/2020 riguarda l’esonero dell’Imu per gli immobili destinati a spettacoli cinematografici, teatri e sale per concerti e spettacoli, relativamente agli anni 2021 e 2022, esonero tuttavia subordinato all’autorizzazione della Commissione europea.
In sede di conversione in legge (legge 126/2020) è stato chiarito che l’esenzione della seconda rata Imu per le pertinenze delle strutture ricettive (categoria D/2) si applica anche alla prima rata esentata per effetto dell’articolo 177 del Dl 34/2020.
Con l’articolo 9 del Dl 137/2020 (decreto Ristori 1) si è avuta un’ulteriore estensione delle agevolazioni Imu, rispetto a quanto già disposto con i Dl 34/2020 e 104/2020 (immobili ad uso turistico, fiere, discoteche, cinema e teatri), con l’esonero dalla seconda rata Imu anche a favore dei pubblici esercizi e di diverse altre attività di servizio (indicate in un apposito allegato), le cui aperture sono limitate o impedite dalle nuove misure di sicurezza sanitaria. L’agevolazione è limitata agli immobili posseduti e utilizzati direttamente dagli esercenti delle attività.
Infine, con l’articolo 5 del Dl 149/2020 (decreto “Ristori 2) viene estesa la cancellazione della seconda rata Imu 2020 alle attività economiche indicate nell’apposito allegato e ubicate nelle zone rosse, oggetto dei provvedimenti restrittivi derivanti dal Dpcm del 3 novembre scorso e dalle ordinanze del ministro della Salute. Anche in questo caso l’agevolazione è limitata agli immobili posseduti e utilizzati direttamente dagli esercenti delle attività.
IL CALCOLO E IL VERSAMENTO DELL’IMU
Dopo aver verificato la disciplina applicabile alle singole fattispecie (prestando attenzione alle modifiche intervenute con la nuova disciplina e ai casi di esonero da Covid-19), si procede al calcolo dell’imposta individuando la base imponibile, costituita dal valore degli immobili (calcolato a seconda della diversa tipologia), che per i fabbricati accatastati si determina prendendo la rendita catastale rivalutata del 5% (rendita x 1,05), mentre per i terreni agricoli (imponibili solo ai fini Imu, ad eccezione delle fattispecie esenti) si prende il reddito dominicale rivalutato del 25% (reddito x 1,25).
A questo punto entrano in gioco i moltiplicatori, distinti per categoria catastale, indicati nell’apposita tabella.
Ottenuto il valore degli immobili va quindi effettuato il calcolo dell’Imu applicando le aliquote determinate dal Comune, consultabili sul sito del Dipartimento delle Finanze. Ottenuto l’importo complessivo del 2020, calcolato con le nuove aliquote (pubblicate sul sito del Mef), occorre poi detrarre quanto già versato in acconto entro il 16 giugno: la differenza è il saldo 2020 che dovrà essere versato entro il 16 dicembre 2020.
Si evidenzia che in caso di comproprietà l’imposta va versata da ciascun contitolare in base alle quote di possesso, ma molti enti consentono di effettuare il versamento cumulativo da parte di uno di essi.
Nel caso invece di possesso iniziato o cessato in corso d’anno l’imposta va calcolata in base al periodo di possesso, conteggiando per intero il mese nel quale il possesso si è protratto per almeno 15 giorni (regola dei 15 giorni equivalenti ad un mese ex articolo 9, comma 2, Dlgs 23/2011). La legge 160/2019 ha chiarito definitivamente che il giorno di trasferimento del possesso si computa in capo all’acquirente e l’imposta del mese del trasferimento resta interamente a suo carico nel caso in cui i giorni di possesso risultino uguali a quelli del cedente (comma 761). Pertanto, in caso di acquisto di immobile con rogito effettuato ad esempio il 14 luglio 2020, l’imposta sarà calcolata per i mesi che vanno da luglio a dicembre, versando i 6/12 del tributo a dicembre 2020.
Occorre inoltre considerare l’importo minimo esigibile, al di sotto del quale non si effettua alcun versamento: il minimo è pari a 12 euro, in assenza di un diverso importo stabilito dal singolo Comune. La soglia minima riguarda comunque l’importo annuale da versare e non la singola rata, che può quindi risultare di importo inferiore. In ogni caso l’importo minimo non può essere considerato una franchigia. Ad esempio, se l’imposta annuale è pari a 20 euro, il contribuente non versa l’acconto di 10 euro a giugno (in quanto inferiore al minimo di 12 euro), ma dovrà versare l’intero importo di 20 euro a dicembre.
Va infine applicata la regola dell’arrotondamento all’euro per difetto se la frazione è inferiore o uguale a 49 centesimi, ovvero per eccesso se superiore a detto importo (articolo 1, comma 166, della legge 296/2006, circolare Mef n. 3/DF/2012). L’arrotondamento dev’essere effettuato per ciascun rigo del modello F24 e del bollettino, poiché a ciascuna tipologia di immobile è associato un differente codice tributo (si veda la tabella).
Attualmente il canale esclusivo di versamento dell’Imu è costituito dal modello F24 oppure dall’apposito bollettino postale centralizzato (conto corrente unico nazionale): quest’ultimo può essere utilizzato solo se si tratta di immobili situati nello stesso Comune.
CODICI TRIBUTO IMU
DESCRIZIONE
CODICI TRIBUTO
COMUNE
STATO
Imu – abitazione principale e relative pertinenze
3912
Imu – fabbricati rurali ad uso strumentale
3913
Imu – terreni
3914
Imu – aree fabbricabili
3916
Imu – altri fabbricati
3918
Imu – immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D
3930
3925
Imu – fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita
3939
(Rm 29 maggio 2020, n. 29/E)
Alcuni esempi di calcolo del saldo Imu 2020
Abitazione secondaria
Un contribuente possiede al 100% un’abitazione, che utilizza saltuariamente, accatastata in categoria A/2 con una pertinenza (categoria C/6), ubicata in un Comune diverso dall’abitazione principale (esente), con rendita catastale complessiva di 830,56 euro. Il Comune applica nel 2020, per la categoria «altri fabbricati», un’aliquota Imu dell’1,06%, rispetto allo 0,94% del 2019.
Base imponibile = € 830,56 x 1,05 x 160 = € 139.534,08
· Imu 2020 (acconto) = € 139.534,08 x 0,94% = € 1.311,62 (annuale): 2 = acconto € 656,00 (codice 3918)
· Imu 2020 (saldo) = € 139.534,08 x 1,06% = € 1.479,06 – € 656,00 = saldo € 823,00 (codice 3918)
Terreno agricolo
Un contribuente, non coltivatore diretto o Iap, possiede un terreno agricolo con reddito dominicale di 70,25 euro. Il Comune applica, per la categoria «terreni», l’aliquota Imu dell’1,06% (rimasta invariata rispetto al 2019).
Base imponibile = € 70,25 x 1,25 x 135 = € 11.854,69
· Imu 2020 = € 11.854,69 x 1,06% = € 125,66 (annuale) = acconto € 63,00; saldo € 63,00 (codice 3914)
Ufficio
Un contribuente possiede un’unità immobiliare adibita ad ufficio (categoria A/10) con rendita catastale di 678,40 euro. Il Comune applica, per la categoria «altri fabbricati», l’aliquota Imu dell’1,06% (rimasta invariata rispetto al 2019).
Base imponibile = € 678,40 x 1,05 x 80 = € 56.985,60
· Imu 2020 = € 56.985,60 x 1,06% = € 604,05 (annuale) = acconto € 302,00; saldo € 302,00 (codice 3918)